Speciale Clima

Speciale Clima

Silverback segue quotidianamente lo sviluppo del negoziato di Durban, con servizi di aggiornamento sia sulla conferenza che sui temi scientifici trattati.

Segui in diretta dalla COP17 i commenti di Mariagrazia Midulla,
responsabile policy clima e energia del WWF.

 

 

Roma, 12 dicembre

Clima. E gli ambientalisti dicono: quell’accordo è troppo poco - La conferenza di Durban si è chiusa con un accordo troppo timido. I cambiamenti climatici – sembrerebbe – non sono abbastanza catastrofici da destare l’interesse dei governi mondiali. E’ questo in grandi linee il commento di buona parte delle associazioni ambientaliste all’indomani delle chiusura del summit mondiale sul clima. Due settimane di trattative, 194 paesi coinvolti, molte ore di discussione e confronti ma ancora tanti gli interrogativi sui nodi cruciali del clima. Rinnovato o rimandato il Protocollo di Kyoto? Si riuscirà a limitare entro i due gradi centigradi il surriscaldamento terrestre nei prossimi decenni? Sarà possibile la transizione verso una Green Economy con l’abbandono delle fonti energetiche fossili a favore delle energie rinnovabili e la riduzione della deforestazione?

Di fatto, il summit ONU sui cambiamenti climatici di Durban si è chiuso con due giorni di ritardo per evitare un vero fallimento. Il risultato di questo tour de force c’è stato, almeno in parte. In extremis, i delegati – sfiancati da un non stop di 48 ore – hanno concordato un patto che impegna i governi a sottoscrivere, entro il 2015, un nuovo accordo globale legalmente vincolante sul contenimento dei gas serra, che sarà operativo dal 2020 e che dovrà coinvolgere le maggiori economie del pianeta, anche quelle che finora si sono tenute alla larga dal protocollo di Kyoto.
Troppo debole – secondo alcuni osservatori -anche l’accordo raggiunto sul Green Climate Fund che non prevede una certezza garantita ai finanziamenti promessi a Copenaghen e confermati a Cancun: mancano insomma gli aumenti annuali ai 10 miliardi di dollari già stanziati per il 2012 che dovrebbero crescere fino ad arrivare nel 2020 a 100 miliardi di dollari l’anno.

Secondo Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, allontanato dal centro congressi di Durban per una azione di contestazione (vedi video in basso), “i governi uscenti dai colloqui delle Nazioni Unite dovrebbero vergognarsi. Ci chiediamo come saranno in grado, una volta a casa, di guardare negli occhi i propri figli e nipoti. Ci hanno deluso e il loro fallimento si calcolerà nella vita dei più poveri, dei più vulnerabili e meno responsabili della crisi climatica globale”.

Il WWF si appella a cittadini, istituzioni e imprese per vincere la sfida del clima e commenta duramente il summit: “Una timida intesa su un futuro accordo globale sul clima, tempi troppo lunghi con il rischio di un aumento della temperatura media di +4°C. Mancano ancora l’ispirazione e l’ambizione necessarie per affrontare il cambiamento climatico”.

Meno negativo il commento di Legambiente che vede nel rinnovamento del Protocollo di Kyoto un passo importante, dovuto soprattutto alla coalizione dei volenterosi alla quale fanno parte gli stati dell’UE.
“L’Europa – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – da subito si deve fare promotrice, con il sostegno dell’Italia, di un piano per aggiornare al 30% il proprio impegno di riduzione delle emissioni di gas-serra al 2020. Per l’Europa si tratta di un impegno che non richiede grandi sforzi aggiuntivi e che è in linea con le politiche climatiche ed energetiche adottate a livello comunitario. L’Unione europea, infatti, è già a un passo dal raggiungimento dell’obiettivo del 20% al 2020 visto che nel 2010 le emissioni dei ventisette paesi Ue sono già diminuite del 15,5% rispetto al 1990”. (roi)

 

 

Roma, 8 dicembre

da DurbanIl mondo cambia, ma a Durban se ne accorgono? – I pastori del nord Kenya ci hanno avvertito: si vedono meno elefanti in giro perché la stagione delle piogge si è ridotta a pochi giorni e la siccità morde l’aria. Gli abitanti delle piccole isole come Kiribati assistono impotenti all’avanzata del mare che invade le loro spiagge e contamina con il sale le riserve idriche. Gli Innu hanno avvistato nel Labrador settentrionale uccelli che di solito si trovano negli Usa o nel Canada meridionale, come la ghiandaia azzurra. I pastori di renne Tsaatan della Mongolia hanno problemi con le mandrie perché i licheni e il muschio che le nutrono crescono con più difficoltà. Gli Yanomami in Amazzonia sono allarmati per le alterazioni delle piogge che stanno sconvolgendo un ecosistema che da millenni mantiene fertile e umida una zona che senza protezione verde diventerebbe arida.

Sono le voci di chi ancora oggi mantiene un contatto profondo ed empatico con il pianeta. Le hanno raccolte associazioni come Oxfam e Survival International e le hanno portate alla conferenza sul clima di Durban dove a poche ore dalla conclusione del vertice tutto sembra bloccato. Stati Uniti e Cina non vogliono firmare un impegno immediato e obbligatorio per il taglio delle emissioni serra che fanno crescere l’instabilità climatica aumentando i fenomeni estremi come alluvioni, uragani, siccità prolungate. Solo l’Europa prova a forzare la mano per mantenere in vita il protocollo di Kyoto ed allargarlo ai paesi che nel 1997 non avevano preso impegni.

Sul piano dei puri equilibri diplomatici la partita è difficile. Ma l’alternativa è restare a guardare mentre le piccole isole a fior d’acqua spariscono sotto le onde e le grande pianure fertili costiere vengono invase dal mare. I delegati torneranno a casa per dire che hanno scelto di far vincere il caos climatico? (Red)

 

Roma, 7 dicembre 2011

Accordi di Durban: I tempi stringono – I tempi stringono per la definizione di un nuovo accordo internazionale contro il cambiamento climatico. Rimangono infatti ai governi mondiali solo due giorni per decidere un pacchetto di iniziative che – allo stato attuale dei negoziati – potrebbe contemplare sia la possibilità di rimandare al 2015 la definizione di un rinnovato trattato legalmente vincolante, con regole tutte nuove (per metà vincolanti e per metà ‘flessibili’, dicono alcuni) che la decisione di prolungare per un periodo ‘ponte’ gli effetti del Protocollo di Kyoto.

Aprendo ieri i lavori della sessione ministeriale del Summit di Durban, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon aveva detto ai 100 ministri e ai 12 capi di Stato presenti a Durban: “E’ il momento di essere ambiziosi, di dimostrare leadership e ignorare i pessimisti nella questione del cambiamento climatico”. Ma aveva anche riconosciuto che: “Vista la crisi economica globale, non è realistico aspettarsi un accordo giuridicamente vincolante a Durban”. Non la pensa allo stesso modo la Commiddaria Ue al Clima Connie Hedegaard, per la quale la necessità di trovare un accordo giuridicamente vincolantie che sostituisca il protocolo di Kyoto, che scade alla fine 2012, resta una priorità. (Dec)

Roma, 6 dicembre 2011

Il valore economico dei servizi ecologici offerti dalle foreste italiane –  Dalla conferenza su Le risorse forestali nazionali e i servizi ecosistemici, organizzata a Roma da ISPRA (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), emerge un tema strettamente legato alla COP17: in Italia l’aumento annuale della superficie forestale assorbe più di un decimo delle emissioni di CO2 prodotte dal nostro paese ogni anno. Fattore che ne incrementa anche lo stesso valore economico.

I ricercatori spiegano infatti che le foreste italiane immagazzinano una quantità di carbonio pari a quella che viene emessa in atmosfera in 9 anni dal nostro Paese.

In Italia, per effetto dell’aumento della superficie forestale e dell’incremento di biomassa per unità di superficie, lo ‘stoccaggio’ di carbonio nelle foreste cresce ogni anno di circa 15 milioni di tonnellate, equivalenti a 55 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Questa quantità corrisponde a circa l’11% di quella emessa annualmente in atmosfera dal nostro Paese (circa 490 milioni di tonnellate di anidride carbonica).
“Adesso le foreste vengono considerate anche per la loro capacità di fornire una serie di beni e servizi ecosistemicidice Bernardo De Bernardinis, Presidente ISPRA – Questi servizi comprendono la regolazione del clima locale e la mitigazione dei cambiamenti climatici”.
La capacità di fissazione del carbonio è un servizio ecosistemico forestale a cui è possibile associare un valore economico. Al prezzo attuale sul mercato europeo di circa 8 euro per tonnellate di anidride carbonica, la capacità fissativa delle foreste italiane vale circa 440 milioni di euro l’anno. E’ questo il valore economico dei servizi ecologici offerti dalle foreste. (roi)

 

Intervista a Vincenzo Ferrara, climatologo ENEA

Durban, 6 dicembre 2011

La Cina dice: “Impegni dopo il 2020″
Non sono affatto tranquille, le acque al summit mondiale sul cima che si sta tenendo a Durban. All’apertura della sessione politica, infatti, la Cina – finora uno dei Paesi che ha remato contro un accordo stringente sul taglio delle emissioni di gas serra – ha fatto sapere in una conferenza stampa di essere disponibile a impegni internazionali dopo il 2020. Potrebbe sembrare una dilazione, un prendere tempo per non trovarsi oggi in difficoltà: in realtà i negoziati internazionali sono un incredibile insieme di passi di danza dal sapore barocco, in cui ogni piccola mossa viene accuratamente pensata e pesata prima di essere fatta. Gli appassionati del genere  non possono quindi non vedere una apertura di disponibilità da parte del colosso economico mondiale verso accordi stringenti e vincolanti.
Finora la Cina – come, su posizioni opposte, l’altra grande economia terrestre, gli Stati Uniti – ha chiarito che la riduzione delle emissioni che massacrano il clima terrestre sono un tema sostanzialmente interno che va affrontato con politiche nazionali, a partire dall’innegabile impegno del Paese sulle rinnovabili, cui peraltro si affianca un fortissimo ricorso al carbone come fonte energetica.
Di altro segno la notizia arrivata ieri sera della decisione del Canada di sfilarsi dal Protocollo di Kyoto vero e proprio, lo strumento ancora vigente e in vigore fino al 2012 per la regolazione del taglio delle emissioni.  (slo)

Midulla (WWF): “Sul clima, i cinesi riaprono i giochi”
“Qui a Durban mi pare che l’atmosfera sia almeno più concreta, le delegazioni ufficiali stanno trattando alacramente”. A dirlo, e a trarne elementi di speranza per un negoziato mondiale di fatto troncato a Copenaghen nel 2009 dalla constatazione che gli Stati Uniti di Obama non avrebbero fatto con coraggio a loro parte, è Mariagrazia Midulla, responsabile Clima del WWF Italia e vera e propria esperta delle trattative climatiche. “La proposta cinese ha contorni poco chiari, ma riapre i giochi”.
“Oggi come oggi – dice, in una breve intervista telefonica – non sappiamo cosa comporta: sappiamo che l’accordo domani non ci sarà di sicuro, che il 2020 è lontano e che gli scienziati dicono che il picco di produzione della CO2 sarà presumibilmente tra il 2015 e il 2017, prima che il colosso industriale si metta a un tavolo per ratificare un accordo contro i gas sera. Ma ci pare che oggi ci siano più condizioni che nel passato per aprire uno spiraglio alla speranza”.
“Certo – continua – bisogna vedere cosa succede della prima fase del Protocollo di Kyoto: la soluzione auspicabile per gli ambientalisti sarebbe che si arrivi qui a Cancun a un testo pronto per essere ratificato, anche nel futuro, oltre che a un impegno scritto che dica della volontà comune di ratificarlo”.
Così, anche il pacchetto di miliardi del Green Fund che deve servire a finanziare la transizione verso un’economia basso contenuto di carbonio nei paesi meno sviluppati “si sta lavorando con una qualche maggiore volontà”. Una notizia confortante, in epoca di vacche tanto magre. (slo)

Durban, 5 dicembre 2011

Si è aperta oggi l’ultima e cruciale settimana di negoziazione sul clima a Durban - La sfida? Contenere il surriscaldamento globale al di sotto di almeno 2°C e prolungare il protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012, per salvare il clima da un disastro annunciato.

Occorre, inoltre, rendere operativi gli accordi presi l’anno scorso alla COP di Cancún. Si deve decidere, infatti, come dare il via entro il 2013 al fondo verde per il clima (Green Climate Fund) destinato a finanziare le azioni di riduzione delle emissioni e di adattamento ai mutamenti climatici nei Paesi poveri. Dare certezza ai finanziamenti promessi a Copenaghen e confermati a Cancún per aumentare annualmente i 10 miliardi di dollari già stanziati per il 2012 fino a garantire 100 miliardi di dollari promessi per il 2020.
Questi i temi principali della diciassettesima conferenza in corso in questi giorni in Sudafrica, alla quale partecipano 194 Paesi. (roi)

 

Vincenzo Ferrara, climatologo ENEA, commenta l’avvio della conferenza sul clima 2011.

 

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