Waste review contro la crisi

Waste review contro la crisi

WASTE REVIEW
SOLO CON ECO-RISPARMIO DELLE FAMIGLIE SI ARRIVA FINO AL 3% DEL PIL
Riduzione degli sprechi e comportamenti responsabili: una possibilità concreta contro la crisi economica.  Ma serve anche l’impegno dello Stato e delle imprese.

 Un evento organizzato da Fiera di Roma, Last Minute Market con la collaborazione di Legambiente, Libera Terra e Silverback – Greening the Communication.

Roma, 5 settembre. Riducendo il cibo che viene buttato in pattumiera, eliminando consumi e comportamenti dannosi dal punto di vista ambientale si riuscirebbero a risparmiare fino a tre punti di PIL. Solo lo spreco alimentare vale nel nostro Paese il 2,3% del PIL, dieci volte la percentuale che lo Stato impiega per lo sviluppo del turismo o per finanziare i beni culturali.Ogni famiglia getta infatti nella spazzatura 1.600 euro l’anno di cibo andato a male o semplicemente non utilizzato.

Altri 600 euro se ne vanno via in consumi inutili e ambientalmente dannosi che si potrebbero facilmente eliminare: bottiglie di acqua minerale, sacchetti usa e getta, energia per lampadine inadatte, guida troppo sportiva. La partita di questi sprechi casalinghi vale da sola l’1% del PIL. E questi sono solo i risparmi che si potrebbero avviare – con la corretta informazione e sensibilizzazione – partendo dalle famiglie italiane, mentre i veri e propri risparmi economici potrebbero provenire da una seria waste review del settore imprenditoriale e amministrativo. Una strada che finora l’Italia non ha ancora neanche cominciato ad affrontare e che invece potrebbe rappresentare una soluzione valida, assieme allo sviluppo della green economy, per uscire dalla crisi.

Sono queste le indicazioni e alcune delle cifre che emergono dal convegno “SprecoZero. Energia, acqua, cibo, materiali: ecco la spending review ecologica”, organizzato oggi, nell’ambito della manifestazione ZeroEmission, da Fiera di Roma e Last Minute Market con la collaborazione di Legambiente e Consorzio Libera Terra,  a cui partecipano il presidente della Fiera di Roma Mauro Mannocchi, l’economista Andrea Segré, il direttore di Legambiente Rossella Muroni e il presidente del Consorzio Libera Terra Enrico Fontana.

«Fiera di Roma – ha dichiarato Mauro Mannocchi, presidente dell’azienda fieristica capitolina, aprendo il convegno – inserisce questo primo appuntamento dedicato alla lotta allo spreco in un percorso più ampio di sostenibilità del nostro ente, sempre più attento alla sostenibilità e a minimizzare il proprio impatto ambientale sul territorio. È fondamentale comprendere come agire concretamente per lottare contro gli sprechi della società.  Un tema di particolare attualità se pensiamo alla chiusura della discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa. Questa nostra iniziativa, tra l’altro, intende dare un contributo nell’affrontare questi problemi».

Secondo Andrea Segrè ideatore di Last minute market, la vera spending review dovrebbe fondarsi su una waste review: una revisione degli sprechi, un nuovo approccio ecologico e sostenibile ai criteri di spesa e risparmio nazionali. «Combattere lo spreco alimentare e le sue conseguenze deve essere una priorità economica, ecologica e sociale per la politica, le istituzioni, le amministrazioni locali, le imprese e la società civile – dichiara l’economista – Ogni spreco si porta dietro altri sprechi e ogni azione di risparmio si porta dietro altri risparmi. Ad esempio, lo spreco di cibo e di energia spesso comporta un grande impiego di acqua. Nel 2010 abbiamo buttato via 12,6 miliardi di metri cubi d’acqua, impiegati nella produzione di 14 milioni di tonnellate di prodotti agricoli abbandonati nei campi».

La grande distribuzione organizzata spreca circa 1 miliardo di euro ogni anno in cibo che si butta, una cifra che potrebbe servire a sfamare almeno 600 mila persone. Tra le mura domestiche si getta il 42% del cibo complessivamente sprecato. Ciascun alimento comporta sprechi “a cascata”, soprattutto delle risorse naturali (in primo luogo acqua) utilizzate lungo tutta la filiera, dalla materia prima al rifiuto.

È indispensabile affrontare un cambiamento nel proprio stile di vita, per avviare un processo consapevole di riduzione degli sprechi; limitare l’impatto umano sulle risorse naturali; tagliare le spese legate agli sprechi e affrontare diversamente la crisi economica. Rossella Muroni, direttore di Legambiente, presentando i dati sul risparmio delle famiglie, afferma che: «Ragionando sui piccoli sprechi quotidiani e sui nostri stili di vita è possibile intervenire, cambiando leggermente le nostre abitudini, in modo da risparmiare soldi pesando meno sull’ambiente. Soluzioni concrete, politiche centrate sulla qualità ambientale, innovazione dei prodotti e nelle abitudini, fiscalità ambientale che premi l’economia low carbon: è questa la strada per uscire dalla crisi e per fare ripartire l’Italia».

Affrontare retaggi culturali radicati sul territorio, combattere l’illegalità e sviluppare nuove sinergie locali è invece fondamentale per combattere lo “spreco di legalità”, come lo definisce Enrico Fontana, presidente del Consorzio Libera Terra Mediterraneo: «Sono diverse centinaia le associazioni e le cooperative sociali che grazie ai beni confiscati alle mafie svolgono le loro attività, come prevede la legge 109 del 1996. Il resto è nel limbo, spesso soggetto a fenomeni di degrado e di abbandono, a “spreco di legalità”».

 

SPRECOZERO, IL REPORT

PIU’ SOLDI ALLO SPRECO CHE ALLA CULTURA
Si prosciugano i fondi per la ricerca, si tagliano gli incentivi per le fonti rinnovabili, ma si continuano a dilapidare risorse naturali e ricchezza. Eppure, in tempi di crisi, tagliare gli sprechi di energia, materiali e cibo potrebbero portare maggiori risorse al sistema Paese di quelle che si cercano faticosamente di rastrellare con la spending review. Solo lo spreco di cibo, secondo la Commissione Europea, costa a ogni famiglia più di 1.600 euro all’anno, quasi un terzo di quanto si spende per l’acquisto di beni alimentari. In termini di PIL lo spreco alimentare ci è costato nel 2010 il 2,3% della ricchezza nazionale: è 10 volte la percentuale destinata allo sviluppo del turismo a livello nazionale o quella dei finanziamenti concessi al ministero dei Beni culturali.

Prima della spending review avremmo dunque bisogno di una seria waste review: ad esempio potremmo recuperare facilmente un quarto del cibo sprecato. Il che vuol dire anche evitare di dilapidare le risorse naturali – suolo, acqua, energia – impiegate per produrre, trasformare, distribuire e poi smaltire gli alimenti. Secondo il “Libro nero dello spreco in Italia” di Andrea Segrè, gli italiani gettano nella spazzatura 3,6 milioni di tonnellate all’anno di cibo ancora buono.
Non è un problema solo italiano: lo spreco alimentare è lo scandalo più silenzioso e invisibile del nostro tempo di crisi. In pochi ne parlano, in troppi non vedono gli alimenti ancora buoni finiti nei bidoni della spazzatura. Eppure, mentre gli affamati hanno già superato la fatidica soglia del miliardo, nel mondo si getta via tanto cibo ancora commestibile da poter sfamare, se recuperato, metà degli abitanti del nostro pianeta: 3,5 miliardi di persone.
Com’è possibile che in una crisi economica e sociale senza precedenti ci possiamo permettere di gettare via tanta ricchezza? Nei Paesi dell’Unione Europea il 42% del totale degli sprechi (76 kg pro-capite per anno) si materializza all’interno delle mura domestiche. Almeno il 60% di questo spreco potrebbe essere evitato.

ASSIEME AL CIBO BUTTIAMO VIA IL 3 % DELL’ENERGIA
Il cattivo uso delle risorse si trasforma in inquinamento e in aumento del disagio sociale e della mortalità. In Europa, secondo uno studio condotto dalla Fuel Poverty, 150 milioni di cittadini non sono in grado di pagare i costi relativi al riscaldamento, al funzionamento degli elettrodomestici, al gas per cucinare (in Italia la percentuale è attorno al 10% della popolazione totale).

Produrre cibo che non viene utilizzato comporta l’emissione di oltre 4 milioni di tonnellate di CO2, l’utilizzo di più di 1,2 miliardi di metri cubi di acqua, lo sperpero del 3% del consumo finale di energia nel nostro Paese (circa il fabbisogno energetico di un milione e 650 mila persone). Si calcola che nel complesso dei Paesi occidentali una percentuale fra il 10 e il 30 per cento del consumo totale di energia sia imputabile alle filiere agroalimentari.

COME RISPARMIARE 11 MILIONI DI TONNELLATE DI PETROLIO
Il settore energetico contribuisce con una quota significativa alle emissioni di gas serra, aumentando il caos climatico. Ma il settore energetico, da problema si trasforma in opportunità, se pensato in termini di incremento di efficienza e di fonti pulite. Secondo stime dell’Enea, l’adozione di misure di efficientamento energetico e il rilancio delle energie rinnovabili potrebbero garantire non meno di 11 milioni di tonnellate equivalenti petrolio, pari al 56,5% dei consumi di energia del settore agroalimentare.

Eliminando gli sprechi energetici nelle case italiane (semplicemente allineandole alla media di consumi nord europei) potremmo ottenere una riduzione annua dei consumi che vale più di tutto il gas estratto nel territorio italiano (8 miliardi di metri cubi).
Dal punto di vista del sistema industriale italiano, secondo i calcoli dell’ex presidente Confindustria Pasquale Pistorio, se tutti motori elettrici installati nelle imprese venissero sostituiti con motori ad alta efficienza, si potrebbe risparmiare il 7% dell’intero consumo elettrico italiano.

1 CHILO DI CARNE = 16 MILA LITRI DI ACQUA
Cibo, energia, acqua: ogni spreco porta altri sprechi e ogni azione di risparmio conduce a nuovi risparmi. Lo spreco di cibo e di energia, ad esempio, spesso comporta un grande spreco di acqua. Il “Libro blu dello spreco: l’acqua”, appena pubblicato da Edizioni Ambiente e curato da Andrea Segrè e Luca Falasconi, sottolinea gli sprechi idrici italiani. Solo nel 2010 abbiamo buttato via 12,6 miliardi di metri cubi d’acqua, impiegati nella produzione di 14 milioni di tonnellate di prodotti agricoli abbandonati nei campi e mai consumati.
Anche la dieta conta perché, a livello planetario, il 70 per cento dei consumi di acqua dolce è impiegato nel settore dell’agricoltura e dell’allevamento. Ogni chilo di carne di manzo costa 16 mila litri di acqua e per un’alimentazione a base di carne occorrono circa 3.600 litri di acqua al giorno, mentre ai vegetariani ne bastano 2.300.
Senza rinunciare alla carne, scelta che in molti non sarebbero disposti a fare, piccole scelte possono comunque fare la differenza. Consumare prevalentemente carne di maiale o di pollo (rispettivamente 1.400 e 1.110 litri di acqua virtuale per una braciola da 300 grammi e un petto di pollo dello stesso peso), invece che quella di manzo di pari peso (4.650 litri), ad esempio. Bere tè (90 litri di acqua virtuale per 750 ml di prodotto) o meglio ancora acqua, al posto del caffè (840 litri per 750 ml di prodotto, che vuol dire che per ogni goccia di caffè dobbiamo usare più di 1.100 gocce d’acqua). Piccoli accorgimenti, che possono avere un impatto positivo sulla nostra impronta idrica. In un anno la dieta mediterranea utilizza poco più di 1700 metri cubi di acqua pro capite contro i 2600 metri cubi di quella anglosassone.

L’EUROPA DICHIARA GUERRA ALLO SPRECO
Combattere lo spreco alimentare e le sue conseguenze deve essere una priorità economica, ecologica e sociale per la politica, le istituzioni, le amministrazioni locali, le imprese e la società civile. La strada è già segnata da una Risoluzione del Parlamento Europeo, votata in seduta plenaria lo scorso gennaio a Strasburgo: dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2025 e istituire il 2014 come “Anno europeo della lotta allo spreco”. Senza aspettare il 2014, grazie a piccole azioni e attenzioni e ad una mobilitazione collettiva che parta da un impegno dei singoli e degli enti territoriali, si può già agire. L’obiettivo di lungo periodo è azzerare gli sprechi e liberare le risorse limitate. Per vivere tutti meglio. Serve a questo – a solo titolo di esempio – la “Carta per una rete di Comuni a spreco zero”, già sottoscritta dai Presidenti di Friuli-Venezia Giulia e Veneto e dal Sindaco di Trieste.

STILI DI VITA: OGNI FAMIGLIA PUO’ RISPARMIARE 620 EURO L’ANNO CON UNA REVIEW DEGLI SPRECHI
Uno stile di vita orientato alla riduzione degli sprechi e all’aumento dell’efficienza può rappresentare anche una ricetta per il risparmio delle famiglie. Tagliando consumi inutili ognuno può fare la sua personale waste review: il risultato economico non è trascurabile, oltre 600 euro l’anno a famiglia. Se moltiplicassimo questo dato medio per il numero delle famiglie italiane (24 milioni circa), il risparmio – solo grazie a questi facili accorgimenti -  ammonterebbe a quasi 15 miliardi solo per le famiglie, l’1 per cento del PIL.

Con l’acqua del rubinetto 200 euro risparmiati
L’acqua pubblica italiana è altrettanto sicura dell’acqua minerale imbottigliata in plastica o vetro. Bevendo acqua di rubinetto – calcola Legambiente – si possono risparmiare circa 200 euro. E si riducono le emissioni in atmosfera dovute a trasporto, imbottigliamento, produzione dei contenitori, smaltimento dei rifiuti prodotti o recupero della plastica delle bottiglie, di quasi 80 chili di CO2.
Con la sporta 70% di sacchetti usa e getta in meno e 50 euro in più nel portafoglio
L’entrata in vigore del decreto legge n.2 del 25/01/2012 “misure straordinarie e urgenti in materia ambientale” ha aggiornato il divieto di commercializzazione di shopper non biodegradabili entrato in vigore dal 1° gennaio 2011 e ha stabilito i criteri di biodegradabilità di questi contenitori. L’aumento del costo delle sporte biodegradabili ha abituato gli italiani all’utilizzo di shopper riutilizzabili, con un risparmio totale di 50 euro annui per famiglia e una riduzione delle emissioni di circa 10 chili di CO2.

Controllando meglio il termometro 100 euro in più
L’aumento del costo del petrolio e quindi del gas per riscaldare le abitazioni, può essere arginato grazie ad alcuni accorgimenti alla portata di tutti. I nuovi sistemi di contabilizzazione del calore offrono la possibilità anche a condomini che hanno una gestione centralizzata della temperatura ambientale, di gestire i propri radiatori, per consumare meno. Tenere chiuse le tende nelle stanze e prestare attenzione a spifferi e correnti d’aria provenienti dalla cornice degli infissi è un altro metodo di lotta allo spreco energetico. Mantenere una temperatura delle stanze superiore ai 20 gradi aumenta il costo dell’energia in bolletta di circa il 6-7% ogni grado in più. Tenere una temperatura costante negli ambienti evita raffreddori, risparmia energia, inquina meno e alleggerisce la bolletta annuale (circa 1.500 euro) di oltre 100 euro, riducendo le emissioni atmosferiche di 250 chili di CO2.

Con gli interruttori intelligenti 70 euro in più
Con la sostituzione delle lampadine ad incandescenza, con quelle a basso consumo e degli elettrodomestici di vecchia concezione, con quelli di classe energetica A o A+, il vero spreco energetico è legato agli stand-by degli apparecchi non completamente spenti (secondo dati europei circa l’11% degli sprechi energetici domestici annuali). In questo caso – ricorda Legambiente – dotare le prese elettriche di interruttori “intelligenti” o collegare gli apparecchi a “ciabatte” che possono essere accese al bisogno, porta ciascuna famiglia a un risparmio annuale di circa 70 euro, con un abbattimento delle emissioni atmosferiche pari a 170 chili di CO2.
Con eco drive 200 euro in più
Percorrere 10 mila Km all’anno con un’auto dal consumo medio comporta una spesa in carburante di circa 1.400 euro, con aumenti fino al 30% dovuti a guida nervosa o troppo veloce. Atteggiamenti sbagliati alla guida mettono a repentaglio due volte la salute umana: attraverso i rischi dovuti ad una guida scriteriata e a causa dell’inquinamento atmosferico creato dal consumo smodato di carburante.
Secondo i dati dell’associazione del cigno verde, utilizzare un sistema eco-drive, togliere il portapacchi dal tettuccio quando non indispensabile, controllare lo stato di consumo degli pneumatici e limitare l’utilizzo dell’aria condizionata, riduce le spese annuali per il carburante di circa 200 euro e le emissioni atmosferiche di 240 Kg CO2. Il sistema informatizzato di guida eco-drive consente al guidatore di analizzare e migliorare la propria guida, per risparmiare carburante e condurre l’autoveicolo nel modo più sicuro possibile.

 

1 Comment

  1. Demir E. Pereyra A.
    3 settembre 2012

    Credo che un’attività molto buona. Congratulazioni

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